P. Bonnard
"Le jardin"
1936
  Le sorgenti del sapere immaginale sgorgano dal grande bacino della cultura ermetica e in esso rifluiscono attraverso molteplici rivoli.

La cultura ermetica è quella che, dall'antichità classica fino ad oggi, concepisce il cosmo come organismo unitario
“...guarda, qui il niente fiorisce; e le corolle con i colori dell'alba e del crepuscolo, doni di misteriosa bellezza al luogo terrestre, e anche il suo verde cupo, e nelle fronde il vento, tutto questo è in noi l'oro:
oro senza materia, oro di non durare, di non avere, oro dell'aver consentito, unica fiamma, sul fianco dell'alambicco, trasceso.”
     Y. Bonnefoy,
     La terra, 1975
(en to pan), in cui tutti gli elementi sono collegati tra loro all'interno di una comune natura (materico spirituale),
l' Anima Mundi, secondo una fitta tessitura di corrispondenze o simpatie-antipatie gerarchicamente organizzate.

A partire da un tale comune principio e secondo molteplici
  variazioni interpretative disseminate nel tempo, dalla filosofia presocratica e dalla cultura egizia, attraverso le scuole stoiche, lo gnosticismo e il neoplatonismo all'incrocio di Oriente e Occidente, fino alla filosofia della natura del Rinascimento, al Romanticismo e alla persistente nostalgìa del legame sensibile nell'arte moderna e contemporanea, oltre che nella cultura esoterica e mistica, l'ermetismo è pensiero della non-dualità, ispirato da Ermes, votato a ricongiungere carne e spirito, cielo e terra, maschile e femminile, interno ed esterno, salvezza dell'uomo e della natura.

Sua espressione pratica sono la Grande Opera alchemica, come disciplina di trasmutazione della materia dalle profonde risonanze interiori e spirituali, e la magia come prassi di riconoscimento e manipolazione delle influenze occulte presenti in un cosmo animato da nessi irriducibili.
   
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