De Stael
Agrigento
1945
  La pedagogia immaginale mira a far ritrovare il legame perduto con la vita del cosmo attraverso il recupero di un'Imaginatio vera, una facoltà conoscitiva che trova espressione nell'opera ostinata e paziente di alcune grandi voci dell'arte e che consente di riallacciare il visibile all'invisibile, di trasmutare materiale e spirituale, in una
nuova, duratura congiunzione.

In situazioni di piccolo gruppo, la pedagogia immaginale propone itinerari di esplorazione di vasi archetipici
  dell'esperienza immaginativa, come gli elementi (terra, aria, acqua, fuoco) o come i simboli (l'androgino, la croce, il mandala, l'albero), o come molteplici altre figure dell'immaginario (dei e figure mitiche, forme della natura, costrutti culturali di valore archetipico), attraverso immagini di particolare segnatura simbolica, attinte dal repertorio della creazione artistica, secondo le tappe di una trasmutazione alchemica.

Per accostarsi alle opere intrise di potenza immaginale occorre collocarsi in un luogo propizio, in uno spazio riconoscibile come spazio transizionale, iniziatico, circoscritto. La pratica immaginale richiede una sospensione delle proprie impressioni soggettive e reminiscenze biografiche che si traduce in un atto di devozione, di "fedeltà all'immagine" accompagnato da un deflusso dello sguardo da sé verso l'opera, da un movimento di riduzione di sé a favore dell'oggetto contemplato, e dalla rinuncia ad ogni intenzione giudicante e valutativa.

Date queste precondizioni, il percorso immaginale si snoda in piccolo gruppo attraverso alcune fasi (visione, meditazione, circolazione, restituzione) che ripercorrono la sequenza dell'operatività immaginativa dell'artefice e che sono regolate da una dinamica di oscillazione tra fluidificazioni e fissazioni (solve et coagula).
La visione concentrata, prolungata e ripetuta dell'oggetto è una sorta di opera al nero volta al dissolvimento degli stereotipi e al recupero di uno sguardo in-fante;

la meditazione è un lento esercizio di cottura, reimpastamento e fissazione dell'immagine che si svolge all'interno del soggetto;

la circolazione coincide con il momento della condivisione, in cui ciascuno offre al gruppo i rudimenti delle proprie riflessioni, in cui proliferano e fluiscono liberamente analogie, metafore e associazioni volte a un approfondimento dell'oggetto tipico dell'operatività al bianco;

il placarsi del flusso di
interpretazioni
e metaforizzazioni apre la fase della restituzione, un atto moltiplicativo, nel quale la proliferazione di significati può limitarsi
a una interpretazione simbolica dell'oggetto contemplato o sfociare in una vera e propria trasmutazione dello sguardo e quindi della posizione nei confronti del mondo, re-visionato dalla prospettiva ermetica dell'opera.
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